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SOTEU 2023

SOTEU, il discorso della presidente Von der Leyen sullo stato dell’Unione 2023

Il 13 settembre 2023, nel suo discorso sullo stato dell’Unione, la presidente della Commissione europea von der Leyen ha delineato le principali priorità e iniziative per l’anno a venire, rifacendosi ai successi e risultati conseguiti dall’Unione europea negli ultimi anni.

Leggi il discorso completo in italiano…

INTRODUZIONE – TRASFORMARE IL PRESENTE, PREPARARSI PER IL FUTURO

Onorevoli deputate, onorevoli deputati,

tra meno di 300 giorni i cittadini e le cittadine dell’UE saranno chiamati alle urne nella nostra democrazia unica e straordinaria.

Come accade in tutte le elezioni, il voto sarà per tutti gli europei un’occasione per riflettere sullo stato della nostra Unione e sul lavoro svolto da chi li rappresenta.

Ma sarà anche l’occasione in cui decidere quale futuro e quale Europa vogliono.

Tra loro ci saranno milioni di persone che voteranno per la prima volta, le più giovani nate nel 2008.

Nella cabina elettorale penseranno ai temi che stanno loro a cuore:

penseranno alla guerra che infuria ai nostri confini,

o all’impatto devastante dei cambiamenti climatici,

al modo in cui l’intelligenza artificiale influenzerà le loro vite

o alle loro possibilità di comprare una casa o trovare un lavoro negli anni a venire.

Oggi la nostra Unione rispecchia la visione di coloro che sognavano un futuro migliore dopo la Seconda guerra mondiale.

Un futuro in cui un’Unione di nazioni, democrazie e persone avrebbe lavorato insieme all’insegna della pace e della prosperità.

Per loro l’Europa significava rispondere alle sfide della Storia.

Quando parlo con le nuove generazioni di giovani vedo la stessa visione di un futuro migliore.

La stessa voglia di costruire un mondo migliore.

La stessa convinzione che, in un’epoca di incertezze, l’Europa debba ancora una volta rispondere alle sfide della Storia.

Ed è proprio quello che dobbiamo fare insieme.

Onorevoli deputate, onorevoli deputati,

il primo passo è guadagnare la fiducia degli europei e delle europee per rispondere alle loro aspirazioni e preoccupazioni.

Nei prossimi 300 giorni dobbiamo portare a termine l’incarico che ci hanno affidato.

Voglio ringraziare il Parlamento per il ruolo di primo piano che ha avuto nel realizzare una delle trasformazioni più ambiziose mai intraprese dall’Unione.

So bene che nel 2019, quando vi ho presentato il mio programma per un’Europa verde, digitale e geopoliticaqualcuno aveva dei dubbi,

e questo prima ancora che il mondo venisse sconvolto da una pandemia globale e da un brutale conflitto sul suolo europeo.

Ma pensate a dov’è arrivata oggi l’Europa.

Abbiamo visto nascere un’Unione geopolitica, che sostiene l’Ucraina, si oppone con forza all’aggressione della Russia, risponde all’assertività della Cina e investe nei partenariati.

Abbiamo ora un Green Deal europeo come fulcro della nostra economia, un programma la cui ambizione non ha eguali.

Abbiamo avviato la transizione digitale e siamo all’avanguardia a livello mondiale nel campo dei diritti online.

Abbiamo NextGenerationEU, uno strumento storico che destina 800 miliardi di euro a riforme e investimenti e sta creando posti di lavoro dignitosi per il presente e per il futuro.

Abbiamo gettato le basi di un’Unione della salute, contribuendo a vaccinare un intero continente e un’ampia parte del mondo.

Abbiamo iniziato a renderci più indipendenti in settori cruciali come l’energia, i chip o le materie prime.

Vorrei anche ringraziarvi per il lavoro rivoluzionario e innovativo che abbiamo svolto in tema di parità di genere,

un risultato che, come donna, significa molto per me.

Abbiamo portato a compimento alcuni dossier che molti pensavano sarebbero rimasti per sempre in stallo, come la direttiva sulla presenza delle donne nei consigli di amministrazione e la storica adesione dell’UE alla Convenzione di Istanbul.

Con la direttiva sulla trasparenza retributiva abbiamo sancito il principio basilare secondo cui allo stesso lavoro deve corrispondere la stessa retribuzione.

Non c’è nessun motivo per cui, a parità di mansioni, una donna debba guadagnare meno di un uomo.

Tuttavia il nostro lavoro è tutt’altro che finito, e dobbiamo continuare a batterci insieme per il progresso.

So che questo Parlamento sostiene la proposta della Commissione sulla lotta alla violenza contro le donne,

e a questo proposito vorrei che il diritto dell’UE sancisse un altro principio fondamentale: Un “No” è un “no”.

Senza libertà dalla violenza non può esserci vera parità.

Grazie al Parlamento, agli Stati membri e alla mia squadra di Commissari, oltre il 90 % degli orientamenti politici che ho presentato nel 2019 sono diventati misure concrete.

Insieme abbiamo dimostrato che, quando agisce con coraggio, l’Europa raggiunge i propri obiettivi.

C’è ancora molto da fare, perciò restiamo uniti.

Trasformiamo il presente e prepariamoci per il futuro.

GREEN DEAL EUROPEO

Onorevoli deputate, onorevoli deputati,

quattro anni fa abbiamo risposto alle sfide della Storia con il Green Deal europeo.

E questa estate, la più calda mai registrata in Europa, ci ha ricordato duramente quanto sia necessario.

La Grecia e la Spagna sono state colpite prima da brutali incendi e poi, solo poche settimane dopo, da terribili inondazioni.

Abbiamo visto la devastazione e le morti causate dalle condizioni meteorologiche estreme in Slovenia, in Bulgaria e nel resto della nostra Unione.

È quello che succede su un pianeta in ebollizione.

Il Green Deal europeo è scaturito dalla necessità di proteggere il nostro pianeta.

Ma è stato concepito anche come un’opportunità per preservare la nostra prosperità futura.

Abbiamo iniziato questo mandato definendo una prospettiva a lungo termine con la normativa sul clima e l’obiettivo del 2050.

Abbiamo trasformato l’agenda per il clima in un’agenda economica.

Abbiamo dato un segnale chiaro della direzione da prendere per gli investimenti e l’innovazione.

Abbiamo già visto i risultati ottenuti con questa strategia di crescita nel breve periodo.

L’industria europea dimostra giorno dopo giorno di essere pronta a dare slancio a questa transizione,

confermando che modernizzazione e decarbonizzazione possono andare di pari passo.

Negli ultimi cinque anni il numero di acciaierie pulite nell’UE è passato da 0 a 38.

Attualmente riusciamo ad attrarre più investimenti in idrogeno pulito di Stati Uniti e Cina messi insieme.

Domani sarò in Danimarca con la prima ministra Mette Frederiksen per vedere con i miei occhi l’innovazione di cui vi parlo.

Inaugureremo la prima nave portacontainer alimentata da metanolo pulito ottenuto da energia solare.

Questa è la forza della risposta dell’Europa ai cambiamenti climatici.

Il Green Deal europeo fornisce il quadro necessario, incentivi e investimenti, ma sono le persone, gli inventori e gli ingegneri a sviluppare le soluzioni.

Per questo, onorevoli deputate, onorevoli deputati,

ora che entriamo nella prossima fase del Green Deal europeo, c’è una cosa che non cambierà mai.

Continueremo a sostenere l’industria europea durante questa transizione.

Abbiamo iniziato con un pacchetto di misure che comprende la normativa sull’industria a zero emissioni nette e quella sulle materie prime critiche.

Con la nostra strategia industriale analizziamo i rischi e le esigenze di ciascun ecosistema coinvolto in questa transizione.

Dobbiamo completare questo lavoro.

E per questo dobbiamo sviluppare un approccio per ciascun ecosistema industriale.

A partire da questo mese, terremo quindi una serie di dialoghi sulla transizione pulita con l’industria.

L’obiettivo principale sarà sostenere tutti i settori nella costruzione di un modello imprenditoriale per la decarbonizzazione dell’industria.

Crediamo infatti che questa transizione sia fondamentale per la nostra competitività futura in Europa.

Ma altrettanto importanti sono le persone e i lavori che ora stanno svolgendo.

La nostra industria eolica, ad esempio, rappresenta un esempio di successo europeo,

ma attualmente si trova a far fronte a un insolito insieme di problemi.

Per questo motivo presenteremo, in stretta collaborazione con l’industria e gli Stati membri, un pacchetto europeo per l’energia eolica.

Accelereremo ulteriormente le procedure di autorizzazione.

Miglioreremo i sistemi d’asta in tutta l’UE.

Ci concentreremo sulle competenze, sull’accesso ai finanziamenti e su catene di approvvigionamento stabili.

Questo approccio va però al di là di un singolo settore.

Dall’eolico all’acciaio, dalle batterie ai veicoli elettrici, i nostri obiettivi ambiziosi non lasciano spazio a dubbi: il futuro della nostra industria delle tecnologie pulite deve concretizzarsi in Europa.

Onorevoli deputate, onorevoli deputati,

tutto questo dimostra che, per quanto riguarda il Green Deal europeo,

manteniamo la rotta;

non rinunciamo ai nostri obiettivi ambiziosi;

restiamo fedeli alla nostra strategia di crescita.

Il nostro obiettivo sarà sempre una transizione equa e giusta!

Ciò significa garantire un risultato equo per le generazioni future: vivere su un pianeta più sano.

E garantire a tutti lavori decorosi con la promessa solenne di non lasciare nessuno indietro.

Basti pensare ai posti di lavoro nel comparto manifatturiero e alla concorrenza, un tema di cui si parla molto in questi giorni.

La nostra industria e le imprese tecnologiche amano la concorrenza.

Sanno che la concorrenza mondiale è positiva per gli affari,

che crea e protegge posti di lavoro di qualità qui in Europa.

Ma questo vale solo se la concorrenza è equa.

Troppo spesso le nostre società sono escluse da mercati esteri o sono vittime di pratiche predatorie.

Spesso sono indebolite da concorrenti che beneficiano di ingenti aiuti statali.

Non abbiamo dimenticato il modo in cui le pratiche commerciali sleali della Cina hanno condizionato la nostra industria solare.

Molte giovani imprese sono state estromesse da concorrenti cinesi fortemente sovvenzionati.

Imprese pioneristiche hanno dovuto dichiarare fallimento.

Talenti promettenti sono andati a cercare fortuna altrove.

Ecco perché l’equità è così importante nell’economia globale: ha ripercussioni sulle vite e sui mezzi di sostentamento.

Interi settori e comunità dipendono da essa.

Dobbiamo quindi essere consapevoli dei rischi che corriamo.

Prendiamo il settore dei veicoli elettrici.

Si tratta di un’industria cruciale per l’economia verde, con un potenziale enorme per l’Europa.

Attualmente però i mercati globali sono invasi da automobili elettriche cinesi a buon mercato,

i cui prezzi sono mantenuti bassi artificialmente grazie a ingenti sovvenzioni statali.

Queste pratiche causano distorsioni sul nostro mercato.

E come non le accettiamo quando provengono dall’interno, così non le accettiamo neppure dall’esterno.

Posso quindi annunciarvi oggi che la Commissione avvierà un’inchiesta antisovvenzioni riguardo ai veicoli elettrici provenienti dalla Cina.

L’Europa è aperta alla concorrenza, non a una corsa al ribasso.

Dobbiamo difenderci dalle pratiche sleali.

Allo stesso modo, però, è essenziale mantenere aperta la porta della comunicazione e del dialogo con la Cina.

Vi sono infatti anche temi su cui possiamo e dobbiamo cooperare.

Ridurre i rischi senza disaccoppiarsi: questo sarà il mio approccio con i leader cinesi al vertice UE-Cina alla fine di quest’anno.

Onorevoli deputate, onorevoli deputati,

nell’Unione europea siamo orgogliosi della nostra diversità culturale.

Siamo l’”Europa delle regioni” con una diversità eccezionale di lingue, musica, arti, tradizioni, artigianato e specialità culinarie.

La nostra Europa possiede anche una biodiversità unica.

Solo nel nostro continente sono presenti circa 6 500 specie.

Nel nord dell’Europa si trova il mare dei Wadden, patrimonio naturale mondiale, un habitat unico che ospita specie animali e vegetali rare e consente la sopravvivenza di milioni di uccelli migratori.

Insieme al Mar Baltico costituisce il più grande bacino di acque salmastre del mondo.

Verso sud si susseguono le pianure europee, da sempre caratterizzate da grandi zone umide e palustri.

Queste regioni rappresentano alleati importanti contro l’avanzata dei cambiamenti climatici.

Le zone umide e palustri protette trattengono grandi quantità di gas a effetto serra, garantiscono cicli idrologici regionali e ospitano una biodiversità unica.

L’Europa è anche ricca di foreste.

Dalle imponenti foreste di conifere del nord e dell’est alle ultime foreste antiche di quercia e faggio dell’Europa centrale fino ai boschi di alberi da sughero dell’Europa meridionale: tutte queste foreste forniscono beni e servizi che sono insostituibili per noi.

Sequestrano il carbonio, forniscono legno e altri prodotti, producono terreni fertili, filtrano l’aria e l’acqua.

La biodiversità e i servizi ecosistemici sono indispensabili per la sopravvivenza di tutte le persone in Europa.

La perdita di questo patrimonio naturale non solo compromette i mezzi di sussistenza, ma mina anche il senso di appartenenza delle persone.

Dobbiamo proteggerlo.

Al tempo stesso dobbiamo anche garantire che il nostro approvvigionamento alimentare avvenga in armonia con la natura.

Oggi vorrei rendere omaggio ai nostri agricoltori e ringraziarli per il cibo che ci forniscono quotidianamente.

Alimenti sani: per noi in Europa questo compito dell’agricoltura costituisce la base della nostra politica agraria.

Anche l’indipendenza dell’approvvigionamento alimentare è importante per noi.

La otteniamo grazie ai nostri agricoltori.

Non si tratta di una cosa scontata: le conseguenze dell’aggressione russa nei confronti dell’Ucraina, i cambiamenti climatici e la siccità, gli incendi boschivi e le inondazioni, uniti a nuovi obblighi, stanno influenzando in misura sempre maggiore il lavoro e il reddito degli agricoltori.

Dobbiamo tenerne conto.

Molti si stanno già impegnando a favore di un’agricoltura più sostenibile.

Dobbiamo affrontare queste nuove sfide insieme agli uomini e alle donne del settore agricolo.

È l’unico modo per garantire la nostra sicurezza alimentare anche in futuro.

Abbiamo bisogno di un maggiore dialogo e di una minore polarizzazione.

Per questo motivo vogliamo avviare un dialogo strategico sul futuro dell’agricoltura nell’UE.

Sono profondamente convinta che l’agricoltura e la tutela della natura possano andare di pari passo.

Abbiamo bisogno di entrambe.

ECONOMIA, SFERA SOCIALE E COMPETITIVITÀ

Onorevoli deputate, onorevoli deputati,

una transizione equa per gli agricoltori, le famiglie e l’industria:

è questo il segno distintivo dell’attuale mandato.

E acquista ancora più importanza alla luce delle tensioni economiche che ci troviamo ad affrontare.

L’anno a venire porterà tre grandi sfide economiche per l’industria europea: la carenza di manodopera e di competenze, l’inflazione e la necessità di agevolare l’attività economica per le nostre imprese.

La prima sfida riguarda il mercato del lavoro.

L’inizio della pandemia è ancora impresso nella nostra mente.

In quei giorni si prospettava l’arrivo di una nuova ondata di disoccupazione di massa pari a quella del 1930.

Ma abbiamo sovvertito questa previsione.

Grazie a SURE, la prima iniziativa europea di riduzione dell’orario lavorativo, abbiamo salvaguardato 40 milioni di posti di lavoro.

È questa la forza dell’economia sociale di mercato europea

e possiamo andarne fieri!

Successivamente ci siamo prodigati per ridare slancio alla nostra economia con NextGenerationEU.

Oggi ne ammiriamo i risultati.

L’Europa si appresta a raggiungere la piena occupazione.

Se prima erano le persone a cercare lavoro, oggi ci sono milioni di posti di lavoro per cui si cercano persone disponibili.

Le carenze di manodopera e di competenze stanno raggiungendo livelli record, sia nell’UE che in tutte le principali economie.

Il 74 % delle PMI dichiara di trovarsi di fronte a carenze di competenze.

Nel picco della stagione turistica, i ristoranti e i bar in Europa lavorano ad orario ridotto per l’impossibilità di trovare personale,

gli ospedali rinviano le cure per mancanza di infermieri

e due terzi delle imprese europee sono alla ricerca di specialisti informatici.

Allo stesso tempo milioni di genitori, per lo più madri, faticano a conciliare lavoro e famiglia, data l’assenza di strutture per l’infanzia.

Inoltre ci sono otto milioni di giovani che non studiano, non frequentano corsi di formazione e non lavorano.

Rimangono bloccati, con i loro sogni messi da parte.

Questa situazione non crea solo un profondo disagio personale,

ma costituisce anche una delle strozzature più significative per la competitività dell’Unione.

Le carenze di manodopera minano infatti le capacità di innovazione, crescita e prosperità.

Dobbiamo pertanto migliorare l’accesso al mercato del lavoro,

in primo luogo per i giovani e le donne.

Abbiamo anche bisogno di una migrazione qualificata.

Dobbiamo inoltre rispondere ai profondi cambiamenti in campo tecnologico, sociale e demografico.

Per farlo dovremo affidarci alle competenze delle imprese e dei sindacatiovvero i nostri partner coinvolti nella contrattazione collettiva.

Sono trascorsi quasi quarant’anni da quando Jacques Delors ha convocato l’incontro di Val Duchesse, dando il via al dialogo sociale europeo.

Da allora le parti sociali hanno plasmato l’Unione di oggi, garantendo a milioni di persone progresso e prosperità.

E mentre il mondo cambia ad un ritmo senza precedenti, le parti sociali devono tornare ad essere il fulcro del nostro futuro.

Insieme dovremo affrontare le sfide che gravano sul mercato del lavoro, dalle carenze di competenze e di manodopera ai nuovi problemi scaturiti dall’intelligenza artificiale.

Perciò il prossimo anno, insieme alla Presidenza belga, convocheremo a Val Duchesse un nuovo vertice delle parti sociali.

Le parti sociali forgeranno così il futuro dell’Europa: con noi e per noi.

La seconda grande sfida economica è data dall’inflazione persistentemente elevata.

Christine Lagarde e la Banca centrale europea (BCE) stanno lavorando sodo per tenere sotto controllo l’inflazione.

Come sappiamo, il ritorno all’obiettivo a medio termine della BCE richiederà tempo.

La buona notizia è che l’Europa ha iniziato a ridurre i prezzi dell’energia.

Non dimentichiamo come Putin abbia deliberatamente usato il gas come arma e come ciò abbia innescato in noi la paura del blackout e della crisi energetica, ricatapultandoci negli anni ’70.

Molti temevano che non avremmo avuto abbastanza energia per affrontare l’inverno.

Ma ce l’abbiamo fatta

e questo perché siamo rimasti uniti, aggregando la domanda e optando per l’acquisto di energia in comune.

Allo stesso tempo, contrariamente agli anni ’70, abbiamo approfittato della crisi per investire massicciamente nelle energie rinnovabili e accelerare la transizione pulita.

Abbiamo usato la massa critica dell’Europa per ridurre i prezzi e garantire l’approvvigionamento.

Lo scorso anno il gas in Europa costava più di 300 euro/MWh. Quest’anno ne costa 35.

Dobbiamo quindi capire come replicare questo modello di successo in altri campi, come ad esempio quello delle materie prime critiche o dell’idrogeno pulito.

La terza sfida per le imprese europee consiste nella necessità di agevolare le attività economiche.

Le piccole imprese non hanno la capacità per gestire una struttura amministrativa complessa e

sono frenate dalla lunghezza dei processi.

Di conseguenza spesso producono meno nel tempo a disposizione, perdendo importanti opportunità di crescita.

Per questo motivo, entro la fine dell’anno nomineremo un rappresentante dell’UE per le PMI che riferirà a me direttamente.

Vogliamo che le piccole e medie imprese possano parlarci direttamente dei problemi a cui devono far fronte quotidianamente.

Per ogni nuovo atto legislativo procediamo a un controllo della competitività a opera di un comitato indipendente.

E il mese prossimo presenteremo le prime proposte legislative atte a ridurre del 25 % gli obblighi di comunicazione a livello europeo.

Onorevoli deputate, onorevoli deputati,

siamo onesti: non sarà un’impresa facile

e avremo bisogno del vostro aiuto.

Si tratta di uno sforzo comune che coinvolge la totalità delle istituzioni europee.

Coopereremo con gli Stati membri perché anche a livello nazionale si giunga a una riduzione del 25 %.

È giunto il momento di agevolare le imprese in Europa!

Tuttavia le imprese europee hanno anche bisogno di accedere alle tecnologie chiave di innovazione, sviluppo e fabbricazione.

Come sottolineato dai leader nel Consiglio europeo informale di Versailles, si tratta di una questione di sovranità europea.

Preservare un vantaggio europeo sulle tecnologie critiche ed emergenti è un imperativo per l’economia e la sicurezza nazionale.

Tale politica industriale europea richiede anche finanziamenti europei comuni.

Per questo motivo, nell’ambito della proposta di revisione del bilancio, abbiamo lanciato la piattaforma STEP,

con cui potremo incrementare, mobilitare e orientare i fondi dell’UE per investire in qualsiasi tipo di prodotto: dalla microelettronica all’informatica quantistica fino all’intelligenza artificiale,

come pure dalle biotecnologie alle tecnologie pulite.

Il sostegno alle imprese deve arrivare ora, per cui chiedo che la proposta di bilancio sia approvata in tempi rapidi.

E so di poter contare sui membri di questa assemblea.

Ma la competitività è anche molto altro.

Abbiamo assistito a strozzature concrete lungo le catene di approvvigionamento globali, anche a causa delle politiche deliberate di altri paesi.

Basti pensare alle restrizioni sulle esportazioni dalla Cina di gallio e germanio, elementi essenziali per produrre semiconduttori e pannelli solari.

Ciò dimostra l’importanza per l’Europa di rafforzare la sicurezza economica,

riducendo i rischi senza disaccoppiarsi.

Questo concetto ha trovato ampio sostegno fra i partner principali dell’UE e ciò mi riempie di orgoglio.

Parlo dell’Australia, del Giappone e degli Stati Uniti.

Inoltre sono molti i paesi del mondo che desiderano collaborare.

Di questi, molti dipendono eccessivamente da un unico fornitore di minerali critici.

Altri, dall’America latina all’Africa, intendono sviluppare industrie locali di trasformazione e raffinazione, anziché limitarsi a spedire le proprie risorse all’estero.

Per questo motivo entro quest’anno convocheremo la prima riunione del nuovo Club delle materie prime critiche.

Allo stesso tempo continueremo a promuovere un commercio aperto ed equo.

Finora abbiamo concluso nuovi accordi di libero scambio con il Cile, la Nuova Zelanda e il Kenya.

Dovremmo puntare a concludere gli accordi con l’Australia, il Messico e il Mercosur entro la fine dell’anno,

per poi passare a quelli con l’India e l’Indonesia.

Il commercio intelligente crea posti di lavoro di qualità e prosperità.

Onorevoli deputate, onorevoli deputati,

queste tre sfide — manodopera, inflazione e contesto imprenditoriale — affiorano mentre chiediamo all’industria di guidare la transizione pulita.

Nel frattempo dovremo essere più lungimiranti e definire un modo per salvaguardare la nostra competitività.

Ecco perché ho chiesto a Mario Draghi, una fra le più grandi menti dell’Europa in materia di economia, di preparare una relazione sul futuro della competitività europea.

Perché l’Europa farà tutto il necessario, costi quel che costi, per mantenere il suo vantaggio competitivo.

IL DIGITALE E L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE

Onorevoli deputate, onorevoli deputati,

abbiamo visto qual è l’importanza della tecnologia digitale per agevolare la vita economica e migliorare le nostre vite.

La dice lunga il superamento del nostro obiettivo del 20 % di investimenti in progetti digitali di NextGenerationEU.

Gli Stati membri hanno usato questi investimenti per digitalizzare i sistemi sanitari, i sistemi giudiziari o le reti di trasporto.

Allo stesso tempo l’Europa si è posta all’avanguardia nella gestione dei rischi del mondo digitale. 

L’internet è nata come strumento per condividere le conoscenze, aprire le menti e collegare fra loro le persone.

Ma ha anche sollevato gravi problemi.

Come la disinformazione, la diffusione di contenuti nocivi e i rischi alla protezione dei nostri dati.

Tutto ciò ha portato a un’erosione della fiducia e alla violazione di diritti fondamentali delle persone. 

In risposta a ciò l’Europa è diventata capofila mondiale dei diritti dei cittadini nell’ambiente digitale.

Il regolamento sui servizi digitali e quello sui mercati digitali stanno creando uno spazio digitale più sicuro in cui i diritti fondamentali sono tutelati.

Le nuove norme garantiscono anche l’equità, con responsabilità chiare per le grandi imprese tecnologiche.

Si tratta di una realizzazione storica di cui possiamo essere orgogliosi. 

Lo stesso dovrebbe valere per l’intelligenza artificiale.

Migliorerà la medicina, aumenterà la produttività e aiuterà a far fronte ai cambiamenti climatici.

Ma non possiamo sottovalutare le reali minacce che ne derivano.

Centinaia di prestigiosi sviluppatori di intelligenza artificiale, di accademici e di esperti ci hanno recentemente ammonito con queste parole:

“La riduzione del rischio di estinzione in conseguenza dell’intelligenza artificiale dovrebbe essere una priorità globale alla stregua di altre minacce per l’intera società quali le pandemie e la guerra nucleare.”

L’intelligenza artificiale è una tecnologia generica, accessibile, potente e adattabile per un’ampia gamma di impieghi, civili e militari.

Si sta evolvendo più rapidamente di quanto immaginassero i suoi stessi creatori.

Abbiamo opportunità limitate per indirizzare questa tecnologia in modo responsabile.

Credo che l’Europa, insieme con i suoi partner, debba indicare la via per un nuovo quadro globale dell’intelligenza artificiale, fondato su tre pilastri: misure protettive, governance e guida dell’innovazione.

In primo luogo, le misure protettive.

La nostra prima priorità è garantire che l’intelligenza artificiale abbia uno sviluppo antropocentrico, trasparente e responsabile.

Per questo nei miei orientamenti politici mi sono impegnata a definire un approccio normativo entro i primi 100 giorni.

Abbiamo presentato la normativa sull’intelligenza artificialeil primo atto legislativo completo al mondo sull’intelligenza artificiale, favorevole all’innovazione.

E voglio ringraziare questo Parlamento e il Consiglio per l’impegno instancabile dedicato a questa legislazione profondamente innovatrice.

La nostra normativa sull’intelligenza artificiale è già un modello per il mondo intero.

Ora dobbiamo impegnarci per adottare le norme il prima possibile e garantirne l’applicazione.

Il secondo pilastro è la governance.

Stiamo gettando le basi di un sistema unico di governance in Europa.

Ma dobbiamo anche unire le forze con i nostri partner per garantire un approccio globale alla comprensione dell’impatto dell’intelligenza artificiale sulle nostre società.

Basti pensare al contributo inestimabile del Gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico, un comitato globale che riferisce gli ultimi aggiornamenti scientifici ai responsabili politici.

Penso che abbiamo bisogno di un organismo analogo per l’intelligenza artificiale che si occupi dei rischi e dei vantaggi di questa tecnologia per l’umanità.

Questo nuovo comitato dovrebbe riunire intorno a uno stesso tavolo scienziati, imprese di tecnologia ed esperti indipendenti.

Così saremo in grado di articolare rapidamente una risposta coordinata a livello mondiale, sulla base dei risultati del processo di Hiroshima e altri ancora.

Il terzo pilastro consiste in una guida per l’innovazione responsabile.

Grazie ai nostri investimenti degli ultimi anni l’Europa è oggi all’avanguardia nella tecnologia di supercalcolo e possiede tre dei cinque supercomputer più potenti del mondo.

Dobbiamo approfittare di questo vantaggio.

Per questo oggi ho la soddisfazione di annunciare una nuova iniziativa per l’accesso delle startup di intelligenza artificiale ai nostri computer ad alte prestazioni, perché possano mettere alla prova i loro modelli.

Ma sarà solo una parte della nostra azione per guidare l’innovazione.

Abbiamo bisogno di un dialogo aperto con coloro che sviluppano e applicano l’intelligenza artificiale.

Così avviene negli Stati Uniti, dove sette grandi imprese tecnologiche hanno già aderito a regole volontarie su sicurezza, ordine pubblico e fiducia. 

E così sarà in Europa, dove collaboreremo con le imprese di intelligenza artificiale affinché aderiscano volontariamente ai principi della nostra normativa prima che entri in vigore.

Ora dobbiamo mettere insieme tutte queste iniziative per conseguire norme minime per l’impiego sicuro ed etico dell’intelligenza artificiale.

DIMENSIONE GLOBALE, MIGRAZIONE E SICUREZZA

Onorevoli deputate, onorevoli deputati,

la prima volta che mi sono presentata a voi quattro anni fa, ho dichiarato che se fossimo rimasti uniti tra di noi, nessun’altro avrebbe potuto dividerci.

Ed è in quest’ottica che si è mossa la Commissione geopolitica.

Il nostro approccio Team Europa ci ha resi più strategici, più assertivi e più uniti,

qualità che oggi sono più che mai importanti.

Il nostro cuore è dilaniato davanti alla drammatica perdita di vite umane in Libia e in Marocco, dopo le violente inondazioni e il catastrofico terremoto.

L’Europa sarà sempre pronta a prestare aiuto, in tutti i modi possibili.

Pensate ora al Sahel, una delle regioni più povere, ma con la crescita demografica più rapida.

Il susseguirsi di colpi di Stato militari renderà la regione più instabile negli anni a venire

e anche più soggetta all’influenza della Russia, che sta traendo vantaggio dal caos che si è creato.

E la regione, nel frattempo, è diventata terreno fertile per una recrudescenza del terrorismo.

Questa situazione riguarda direttamente l’Europa, la nostra sicurezza e la nostra prosperità.

Nei confronti dell’Africa dobbiamo quindi dar prova della stessa unità d’intenti che abbiamo dimostrato per l’Ucraina.

Dobbiamo concentrarci sulla cooperazione con i governi legittimi e con le organizzazioni regionali.

E dobbiamo sviluppare un partenariato reciprocamente vantaggioso che si occupi essenzialmente di questioni comuni per l’Europa e l’Africa.

Per questo motivo, insieme all’Alto rappresentante Borrell, lavoreremo ad un nuovo approccio strategico da promuovere in occasione del prossimo vertice UE-UA.

Onorevoli deputate, onorevoli deputati,

la Storia è in movimento.

La Russia sta scatenando una guerra su vasta scala contro i principi fondanti della Carta delle Nazioni Unite,

sollevando immense preoccupazioni nei paesi dell’Asia centrale fino alla regione indo-pacifica,

nei quali si fa largo il timore di potersi trovare, in un mondo senza leggi, di fronte allo stesso destino dell’Ucraina.

Assistiamo, da parte di alcuni, al chiaro tentativo di tornare a un pensiero stereotipato e polarizzato, cercando nel frattempo di isolare e influenzare altri paesi che non hanno fatto scelte di campo.

E, questo, in un momento in cui molte economie emergenti manifestano crescente insoddisfazione sul modo in cui le istituzioni e la globalizzazione operano nei loro confronti.

Si tratta di preoccupazioni legittime.

Queste economie emergenti, con le loro popolazioni e le loro risorse naturali, sono alleati essenziali per costruire un mondo più pulito, più sicuro e più prospero.

Con loro l’Europa non smetterà di collaborare per riformare e migliorare il sistema internazionale.

Vogliamo fare da guida agli sforzi tesi a rendere più equo l’ordine fondato sulle regole e a garantire una più giusta distribuzione,

il che significa anche collaborare con i partner, nuovi o vecchi che siano, per approfondire i nostri legami.

Quanto offre in questo senso l’Europa con il Global Gateway è davvero unico.

Il Global Gateway è più trasparente, più sostenibile e più economicamente interessante.

Solo la settimana scorsa ero a Nuova Delhi a firmare il progetto più ambizioso della nostra generazione,

il corridoio economico India-Medio Oriente- Europa,

che d’ora in poi sarà il collegamento più diretto tra l’India, il Golfo arabo e l’Europa: con un collegamento ferroviario il commercio tra l’India e l’Europa sarà più rapido del 40 %,

con una linea elettrica e una condotta per l’idrogeno pulito si favoriranno scambi di energia pulita tra l’Asia, il Medio Oriente e l’Europa

e, infine, con un cavo dati ad alta velocità sarà possibile collegare alcuni degli ecosistemi digitali più innovativi al mondo e creare opportunità per le imprese lungo tutto il corridoio.

Si tratta di connessioni all’avanguardia per il mondo di domani.

Più veloci, più brevi e più pulite.

Il Global Gateway sta davvero cambiando le cose.

Ho potuto toccarlo con mano in America latina, nel sud-est asiatico e in tutta l’Africa: dalla costruzione di un’economia locale basata sull’idrogeno con la Namibia e il Kenya a un’economia digitale con le Filippine.

Si tratta non solo di investimenti nelle economie dei nostri partner,

ma anche di investimenti nella prosperità e nella sicurezza dell’Europa in un mondo in rapida evoluzione.

Onorevoli deputate, onorevoli deputati,

ogni giorno conflitti, cambiamenti climatici e instabilità spingono le persone a cercare rifugio altrove.

Sono sempre stata fermamente convinta che la migrazione debba essere gestita.

Ma ci vogliono pazienza,

iniziative a lungo termine con i nostri partner

e soprattutto unità all’interno della nostra Unione.

È questo lo spirito del nuovo patto sulla migrazione e l’asilo.

Quando sono entrata in carica, non sembrava esserci alcuna possibilità di compromesso all’orizzonte.

Ma con il patto abbiamo trovato un nuovo equilibrio:

tra la protezione delle frontiere e la protezione delle persone,

tra la sovranità e la solidarietà

e tra la sicurezza e l’umanità.

Abbiamo ascoltato tutti gli Stati membri,

abbiamo esaminato tutte le rotte migratorie

e abbiamo tradotto lo spirito del patto in soluzioni pratiche.

Abbiamo reagito in modo rapido e unitario all’attacco ibrido della Bielorussia.

Abbiamo lavorato in stretta collaborazione con i nostri partner dei Balcani occidentali e abbiamo ridotto i flussi irregolari.

Abbiamo firmato con la Tunisia un partenariato che comporta vantaggi reciproci che vanno al di là della migrazione: dall’istruzione e dalle competenze professionali all’energia e alla sicurezza.

E ora vogliamo lavorare ad accordi analoghi con altri paesi.

Abbiamo rafforzato la protezione delle frontiere.

Le agenzie europee hanno intensificato la cooperazione con gli Stati membri.

In particolare, voglio ringraziare la Bulgaria e la Romania per averci indicato la via da seguire, promuovendo le buone pratiche in materia di asilo e rimpatrio.

La Bulgaria e la Romania hanno dimostrato di far parte del nostro spazio Schengen.

Facciamole finalmente entrare, senza ulteriori ritardi!

Onorevoli deputate, onorevoli deputati,

il nostro lavoro sulla migrazione si fonda sulla convinzione che l’unità è alla nostra portata.

Un accordo sul patto non è mai stato così vicino.

Il Parlamento e il Consiglio hanno un’occasione storica per portarlo a buon fine.

Mostriamo che l’Europa è in grado di gestire le migrazioni con efficacia e compassione

e portiamo a termine il lavoro iniziato!

Onorevoli deputate, onorevoli deputati,

sappiamo che la migrazione richiede un lavoro costante,

importantissimo soprattutto nella lotta contro le reti dei trafficanti di esseri umani.

Con le loro menzogne i trafficanti attirano persone disperate,

le trasportano per il deserto su strade che le conducono verso la morte o le caricano su barconi inadatti alla navigazione.

Il modus operandi dei trafficanti è in costante evoluzione.

Ma la nostra legislazione ha più di vent’anni e va urgentemente aggiornata.

Abbiamo quindi bisogno di nuove norme e di una nuova struttura di governance.

Abbiamo bisogno di applicare più rigorosamente la legge, di perseguire questo reato e di dare un ruolo più incisivo alle nostre agenzie: Europol, Eurojust e Frontex.

Dobbiamo collaborare con i nostri partner per combattere questa piaga mondiale.

Ecco perché la Commissione organizzerà una Conferenza internazionale sulla lotta contro la tratta di esseri umani.

È ora di porre fine a quest’attività efferata e criminale!

UCRAINA

Onorevoli deputate, onorevoli deputati,

il giorno in cui i carri armati russi attraversarono la frontiera dell’Ucraina, una giovane madre ucraina partì per Praga per mettere il figlio al sicuro.

Quando la guardia di frontiera ceca timbrò il suo passaporto, scoppiò in lacrime.

Il figlio non capì e chiese alla madre perché piangeva.

Lei rispose: “Perché siamo a casa”.

“Ma questa non è l’Ucraina”, osservò lui.

E la madre gli spiegò: “Questa è l’Europa”.

Quel giorno, quella madre ucraina ha sentito che l’Europa era casa sua.

Perché ci sentiamo a casa dove possiamo fidarci gli uni degli altri.

E il popolo ucraino poteva fidarsi degli altri popoli europei.

Si chiamava Victoria Amelina.

Era una delle grandi voci letterarie emergenti della sua generazione e un’instancabile attivista per la giustizia.

Dopo aver lasciato il figlio al sicuro, Victoria ritornò in Ucraina per documentare i crimini di guerra perpetrati dalla Russia.

Un anno dopo, mentre cenava con dei colleghi, è stata uccisa da un missile balistico russo.

Vittima di un crimine di guerra russo, uno degli innumerevoli attacchi sferrati contro civili innocenti.

Uno dei tre amici con cui Amelina si trovava quel giorno è lo scrittore colombiano Héctor Abad Faciolince.

Héctor partecipa a una campagna intitolata “Aguanta, Ucrania” – “Resisti, Ucraina” – creata per informare i latinoamericani sulla guerra di aggressione scatenata dalla Russia e sugli attacchi ai civili.

Ma non avrebbe mai immaginato di poter diventare egli stesso un bersaglio.

In seguito ha detto di non conoscere il motivo per cui è sopravvissuto, mentre Victoria è morta.

Ma adesso parla di lei a tutto il mondo, per conservarne il ricordo e per porre fine a questa guerra.

Sono onorata che Héctor sia qui con noi, oggi,

e desidero che sappia che manterremo in vita il ricordo di Victoria e di tutte le altre vittime.

Aguanta, Ucrania! Slava Ukraini!

Onorevoli deputate, onorevoli deputati,

saremo al fianco dell’Ucraina in ogni momento.

Per tutto il tempo che sarà necessario.

Dall’inizio della guerra, quattro milioni di ucraini hanno trovato rifugio nella nostra Unione.

A loro dichiaro che sono i benvenuti oggi così come lo erano in quelle fatidiche prime settimane.

Abbiamo assicurato loro l’accesso agli alloggi, all’assistenza sanitaria, al mercato del lavoro e molto di più.

Onorevoli deputate, onorevoli deputati,

l’Europa si è fatta trovare pronta all’appuntamento con la Storia.

Sono quindi orgogliosa di annunciare che la Commissione proporrà di prorogare la protezione temporanea offerta agli ucraini nell’UE.

Il nostro sostegno all’Ucraina è destinato a proseguire.

Soltanto nel corso di quest’anno abbiamo stanziato 12 miliardi di euro per contribuire a pagare salari e pensioni.

Per aiutare a mantenere in funzione ospedali, scuole e altri servizi.

E con la nostra proposta di legge “ASAP” intendiamo aumentare la produzione di munizioni per contribuire a soddisfare le esigenze immediate dell’Ucraina.

Allo stesso tempo guardiamo al futuro.

Perciò abbiamo proposto di stanziare altri 50 miliardi di euro, su quattro anni, a favore degli investimenti e delle riforme.

Così aiuteremo l’Ucraina a costruire il suo futuro, a ricostruire un paese moderno e prospero.

È un futuro chiaro da prevedere.

Come questa assemblea ha dichiarato senza mezzi termini, il futuro dell’Ucraina è nella nostra Unione.

Il futuro dei Balcani occidentali è nella nostra Unione.

Il futuro della Moldova è nella nostra Unione.

E so quanto sia importante la prospettiva dell’UE per tanti cittadini della Georgia.

Onorevoli deputate, onorevoli deputati,

ho iniziato il mio discorso parlando di un’Europa che deve prepararsi all’appuntamento con la Storia.

Oggi la Storia ci chiama ad adoperarci per completare la nostra Unione.

In un mondo in cui c’è chi prende di mira i paesi uno dopo l’altro, non possiamo permetterci di lasciare indietro i nostri concittadini europei.

In un mondo in cui contano le dimensioni e il peso, il completamento dell’Unione è chiaramente nell’interesse strategico e di sicurezza dell’Europa.

Ma al di là degli aspetti politici e geopolitici, dobbiamo avere in mente qual è la posta in gioco.

Dobbiamo delineare una visione per il successo dell’allargamento.

Un’Unione completa in cui più di 500 milioni di persone vivano nella libertà, nella democrazia e nella prosperità.

Un’Unione completa in cui i giovani possano vivere, studiare e lavorare in libertà.

Un’Unione completa con democrazie vitali in cui la magistratura sia indipendente, le opposizioni siano rispettate e i giornalisti siano protetti.

Perché lo Stato di diritto e i diritti fondamentali saranno sempre il fondamento della nostra Unione, sia negli Stati membri attuali che in quelli futuri.

È per questo che le relazioni sullo Stato di diritto sono diventate una priorità della Commissione.

Adesso collaboriamo strettamente con gli Stati membri per individuare i progressi compiuti e gli aspetti preoccupanti, e formuliamo raccomandazioni per l’anno successivo.

Questo esercizio ha permesso di rendere conto in materia di fronte a questa assemblea e ai parlamenti nazionali.

Ha dato vita a un dialogo tra gli Stati membri.

E sta producendo risultati.

Sono convinta che possa produrre gli stessi risultati per i futuri Stati membri.

Perciò sono molto lieta di annunciare che estenderemo le relazioni sullo Stato di diritto anche ai paesi in via di adesione che progrediscono più velocemente.

Questo li metterà in condizioni di parità con gli Stati membri.

Li sosterrà nelle loro iniziative di riforma.

E contribuirà a garantire che la nostra futura Unione tuteli la libertà, i diritti e i valori per tutti.

Onorevoli deputate, onorevoli deputati,

tutto questo è nel nostro interesse comune.

Pensate al grande allargamento di vent’anni fa.

L’abbiamo battezzato “European Day of Welcomes”, la giornata europea dei benvenuti.

È stato il giorno in cui la determinazione e la speranza hanno trionfato sui retaggi del passato.

I vent’anni trascorsi da allora hanno assistito a un successo economico che ha migliorato la vita di milioni di persone.

Invito noi tutti ad attendere con speranza la prossima giornata europea dei benvenuti e i prossimi successi economici.

Sappiamo che non si tratta di un percorso facile.

L’adesione è basata sul merito, e la Commissione difenderà sempre questo principio.

Richiede intenso lavoro e leadership.

Ma i progressi sono già consistenti.

Abbiamo visto i grandi passi compiuti dall’Ucraina da quando le abbiamo concesso lo status di paese candidato.

E abbiamo constatato la determinazione con cui altri paesi candidati intraprendono le riforme.

Onorevoli deputate, onorevoli deputati,

tocca a noi, adesso, dimostrare altrettanta determinazione.

Dobbiamo cioè pensare a come prepararci al completamento dell’Unione.

È l’ora di abbandonare le vecchie discussioni manichee sull’allargamento.

Non si tratta di scegliere se approfondire l’integrazione o allargare l’Unione.

Possiamo e dobbiamo fare entrambe le cose.

Per acquistare il peso geopolitico e la capacità di agire.

Del resto, la nostra Unione lo ha sempre fatto.

Ogni allargamento è stato accompagnato da un approfondimento politico.

Siamo passati dalla comunità del carbone e dell’acciaio alla piena integrazione economica.

E dopo la caduta della “cortina di ferro”, abbiamo trasformato un progetto economico in un’autentica Unione di persone e di Stati.

Sono convinta che il nuovo allargamento debba essere anche catalizzatore di progresso.

Eravamo in 27 quando abbiamo cominciato a costruire un’Unione della salute:

credo che potremo completarla quando saremo in 30 e più.

Eravamo in 27 quando abbiamo cominciato a costruire un’Unione europea della difesa:

penso che potremo completarla in 30 e più.

Abbiamo dimostrato di poter essere un’Unione geopolitica e di poter progredire velocemente quando siamo uniti.

E ritengo che “Team Europa” funzionerà anche quando saremo in più di 30.

Onorevoli deputate, onorevoli deputati,

so che questa convinzione è condivisa dalla vostra assemblea.

Il Parlamento europeo è sempre stato uno dei principali motori dell’integrazione europea.

Lo è stato nel corso dei decenni.

E lo è anche oggi.

Sosterrò sempre questa assemblea, e tutti coloro che desiderano riformare l’UE affinché funzioni meglio per i suoi cittadini.

Anche attraverso una Convenzione europea e un cambiamento dei trattati, se e laddove necessario!

Ma non possiamo e non dobbiamo aspettare che cambino i trattati per proseguire sul percorso dell’allargamento.

Un’Unione adatta all’allargamento può essere ottenuta più rapidamente.

Si tratta di risolvere questioni pratiche sul modo in cui funzionerà concretamente un’Unione di oltre 30 paesi.

In particolare, sulla nostra capacità di agire.

Ci rincuora constatare che in occasione di ogni allargamento abbiamo smentito chi prevedeva una riduzione della nostra efficienza.

Pensate agli ultimi anni.

Eravamo in 27 quando abbiamo concordato NextGenerationEU.

Eravamo in 27 quando abbiamo deciso di acquistare i vaccini.

Eravamo in 27 anche quando abbiamo deciso di imporre sanzioni in tempi record.

Abbiamo deciso di acquistare gas naturale non solo in 27, ma insieme all’Ucraina, alla Moldova e alla Serbia.

Quindi, si può fare.

Ma dobbiamo studiare attentamente ogni settore di azione e valutare quale sarebbe su ciascuno l’impatto dell’allargamento dell’Unione.

Ecco perché la Commissione comincerà a dedicarsi a una serie di esami delle politiche pre‑allargamento, per valutare le modalità di un eventuale adeguamento di ogni settore a un’Unione più ampia.

Dobbiamo riflettere sul modo in cui funzionerebbero le nostre istituzioni, su come si trasformerebbero il Parlamento e la Commissione.

Dobbiamo discutere sul futuro del nostro bilancio: che cosa finanzierà, in che modo lo finanzierà e come sarà finanziato.

E dobbiamo capire come potremo assumere impegni credibili in materia di sicurezza in un mondo in cui la deterrenza conta più che mai.

Si tratta di questioni da affrontare oggi se vogliamo essere pronti domani.

La Commissione farà la sua parte.

Perciò presenteremo le nostre idee alla discussione dei leader sotto la presidenza belga.

Ci guiderà la convinzione che completare la nostra Unione sia il migliore investimento a favore della pace, della sicurezza e della prosperità nel nostro continente.

È tempo che l’Europa pensi di nuovo in grande e sia artefice del suo destino!

CONCLUSIONE

Onorevoli deputate, onorevoli deputati,

Victoria Amelina era convinta che fosse nostro dovere collettivo scrivere una nuova storia per l’Europa.

Ecco dove si trova oggi l’Europa:

nel momento e nel luogo in cui si scrive la Storia.

Il futuro del nostro continente dipende dalle scelte che facciamo oggi.

Dai passi che faremo per completare la nostra Unione.

Gli europei vogliono un’Unione che li difenda in un periodo di accesa competizione per il potere.

Ma anche un’Europa che li protegga e li sostenga, in veste di partner e alleata, nelle loro battaglie quotidiane.

Ascolteremo la loro voce.

Ciò che è importante per gli europei è importante per l’Europa.

Ripensate alla visione e all’immaginazione dei giovani che ho evocato all’inizio del discorso.

È il momento di mostrare loro che possiamo costruire un continente in cui ognuno può essere ciò che è, amare chi desidera e cercare di realizzare le sue ambizioni.

Un continente riconciliato con la natura e che funga da guida nel settore delle nuove tecnologie.

Un continente unito nella libertà e nella pace.

Ancora una volta, per l’Europa è giunta l’ora di farsi trovare pronta all’appuntamento con la Storia.

Viva l’Europa!

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