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Utilizzo della plastica: stime e sfide dall’UE

La plastica è un materiale importante e onnipresente nella nostra economia e nella nostra vita quotidiana. Le sue molteplici funzioni permettono di affrontare una serie di sfide cui è confrontata la nostra società.
Introduzione

La plastica è un materiale importante e onnipresente nella nostra economia e nella nostra vita quotidiana. Le sue molteplici funzioni permettono di affrontare una serie di sfide cui è confrontata la nostra società. Materiali leggeri e innovativi nelle automobili o negli aerei consentono di risparmiare carburante e ridurre le emissioni di CO2. Materiali di isolamento ad alto rendimento ci aiutano a risparmiare sulle bollette energetiche. Gli imballaggi di plastica garantiscono la sicurezza degli alimenti e riducono i rifiuti alimentari. In combinazione con la stampa 3D, le materie plastiche biocompatibili possono salvare vite umane consentendo l’innovazione in campo medico.

Tuttavia, troppo spesso il modo in cui la plastica è attualmente prodotta, utilizzata e smaltita non permette di cogliere i vantaggi economici di un approccio più “circolare” e danneggia l’ambiente. Bisogna affrontare con urgenza i problemi ambientali che oggigiorno incombono sulla produzione, sull’uso e sul consumo della plastica. I milioni di tonnellate di rifiuti di plastica che finiscono ogni anno negli oceani sono uno dei segnali più evidenti e allarmanti di questi problemi e destano crescente preoccupazione nell’opinione pubblica.

Per ripensare e migliorare il funzionamento di una catena del valore così complessa sono necessari sforzi e una maggiore cooperazione da parte di tutti i principali soggetti coinvolti, dai produttori di materie plastiche ai gestori del riciclaggio, dai dettaglianti ai consumatori. Sono necessarie inoltre soluzioni innovative e una visione condivisa per orientare gli investimenti nella giusta direzione. L’industria della plastica è molto importante per l’economia europea; accrescendone la sostenibilità si possono creare nuove opportunità di innovazione, competitività e occupazione, in linea con gli obiettivi perseguiti dalla nuova strategia di politica industriale dell’UE. 

Nel dicembre 2015 la Commissione ha adottato un piano d’azione dell’UE per l’economia circolare, in cui ha individuato la plastica come priorità chiave e si è impegnata a elaborare “una strategia per affrontare le sfide poste dalle materie plastiche in tutte le fasi della catena del valore e tenere conto del loro intero ciclo di vita”. Nel 2017 essa ha confermato la sua intenzione di concentrarsi sulla produzione e l’uso della plastica e di adoperarsi verso il conseguimento dell’obiettivo della riciclabilità di tutti gli imballaggi di plastica entro il 2030.

L’UE è nella posizione migliore per guidare la transizione verso la plastica del futuro. La presente strategia pone le basi per una nuova economia della plastica, in cui la progettazione e la produzione di questo materiale e dei suoi prodotti rispondano pienamente alle esigenze di riutilizzo, riparazione e riciclaggio e in cui il loro sviluppo avvenga all’insegna della sostenibilità.

La plastica oggi: principali sfide

Nel corso degli ultimi 50 anni il ruolo e l’importanza della plastica nella nostra economia sono cresciuti in modo costante. La produzione mondiale di plastica è aumentata di venti volte rispetto agli anni ’60 del secolo scorso, raggiungendo 322 milioni di tonnellate nel 2015, e nei prossimi 20 anni dovrebbe raddoppiare.

Nell’UE il settore della plastica dà lavoro a 1,5 milioni di persone e nel 2015 ha generato un giro d’affari di 340 miliardi di euro. Anche se la produzione di plastica nell’UE è stata stabile negli ultimi anni, la quota dell’UE nel mercato mondiale si sta riducendo con l’aumentare della produzione in altre parti del mondo.

Nell’UE il potenziale di riciclaggio dei rifiuti di plastica è ancora in larga misura non sfruttato. Il riutilizzo e il riciclaggio della plastica a fine vita sono molto bassi, soprattutto rispetto ad altri materiali come la carta, il vetro e il metallo.

Ogni anno vengono generati in Europa circa 25,8 milioni di tonnellate di rifiuti di plastica, di cui meno del 30% sono raccolti a fini di riciclaggio. Una percentuale significativa dei rifiuti raccolti è trattata in paesi terzi, dove possono applicarsi norme ambientali diverse. 

Allo stesso tempo, le percentuali di smaltimento in discarica e di incenerimento dei rifiuti di plastica restano elevate (rispettivamente 31% e 39%); inoltre, mentre lo smaltimento in discarica è diminuito negli ultimi dieci anni, l’incenerimento è aumentato. Secondo le stime, l’economia perde il 95% del valore del materiale plastico da imballaggio (ossia tra 70 e 105 miliardi di euro l’anno) dopo un ciclo di primo utilizzo molto breve.

La domanda di plastica riciclata oggi rappresenta solo il 6% circa della domanda di plastica in Europa. Negli ultimi anni il settore del riciclaggio della plastica dell’UE ha risentito dei prezzi bassi delle materie prime e delle incertezze in merito agli sbocchi di mercato. Gli investimenti in nuova capacità di riciclaggio della plastica sono stati frenati dalle prospettive di bassa redditività del settore.

Secondo le stime, la produzione di plastica e l’incenerimento dei rifiuti di plastica generano complessivamente circa 400 milioni di tonnellate di CO2 l’anno. Il maggiore ricorso alla plastica riciclata può ridurre la dipendenza dall’estrazione di combustibili fossili per la produzione di plastica e contenere le emissioni di CO2. Secondo le stime, riciclando i rifiuti di plastica di tutto il mondo si potrebbe conseguire un risparmio energetico annuale pari a 3,5 miliardi di barili di petrolio.

Si stanno sviluppando anche tipi alternativi di materie prime (ad esempio, la plastica biologica o la plastica prodotta da biossido di carbonio o metano), che offrono le stesse funzionalità della plastica tradizionale con un impatto ambientale potenzialmente inferiore, ma al momento rappresentano una piccolissima fetta del mercato. La maggiore diffusione di alternative riconosciute come più sostenibili in base a prove inconfutabili può contribuire anche a ridurre la nostra dipendenza dai combustibili fossili.

Grandissime quantità di rifiuti di plastica, generati sia sulla terraferma che in mare, si disperdono nell’ambiente, causando ingenti danni economici e ambientali. A livello mondiale, ogni anno finiscono negli oceani da 5 a 13 milioni di tonnellate di plastica (che rappresentano dall’1,5% al 4% della produzione mondiale di questo materiale). Si stima che la plastica rappresenti oltre l’80% dei rifiuti marini. I residui di plastica sono quindi trasportati dalle correnti marine, talvolta anche per lunghissime distanze, e possono essere trascinati a riva, disgregarsi in microplastica o formare dense aree intrappolate nei gyre oceanici. Secondo l’UNEP, i danni all’ambiente marino a livello mondiale ammontano ad almeno 8 miliardi di USD l’anno.

Nell’UE ogni anno finiscono negli oceani tra 150 000 e 500 000 tonnellate di rifiuti di plastica. Si tratta di una piccola percentuale dei rifiuti marini a livello mondiale. Tuttavia, i rifiuti di plastica generati dall’Europa finiscono in zone marine particolarmente vulnerabili, come il Mar Mediterraneo o il Mar Glaciale Artico. Da studi recenti risulta che la plastica si accumula nel Mar Mediterraneo con una densità analoga a quella delle zone oceaniche caratterizzate dal maggiore accumulo di plastica. L’inquinamento da plastica incide anche su aree della zona economica esclusiva europea, nelle regioni ultraperiferiche del Mar dei Caraibi, dell’Oceano Indiano, dell’Oceano Pacifico e dell’Oceano Atlantico. Oltre a danneggiare l’ambiente, i rifiuti marini provocano danni economici ad attività come il turismo, la pesca e il trasporto marittimo. Ad esempio, si stima che il costo del getto di rifiuti in mare per il settore della pesca dell’UE corrisponda all’1% del totale delle entrate derivanti dalle catture effettuate dalla flotta dell’Unione.

Il fenomeno è accentuato dalla crescente quantità di rifiuti di plastica generati ogni anno, imputabile anche alla crescente diffusione dei prodotti di plastica monouso, ad esempio imballaggi o altri prodotti di consumo gettati dopo un unico breve utilizzo, raramente riciclati e soggetti ad essere dispersi nell’ambiente. Questi prodotti comprendono le piccole confezioni, le borse, le tazze monouso, i coperchi, le cannucce e le posate, nel cui caso la plastica è ampiamente utilizzata per la sua leggerezza, i costi bassi e la praticità.

La microplastica

Sono in aumento anche nuove fonti di dispersione della plastica, il che genera ulteriori rischi potenziali per l’ambiente e la salute umana. La microplastica – minuscoli frammenti di plastica di dimensioni inferiori a 5 mm – si accumula in mare, dove proprio a causa delle dimensioni ridotte è facilmente ingerita dalla fauna marina, e può anche penetrare nella catena alimentare. Studi recenti ne hanno rilevato la presenza nell’aria, nell’acqua potabile e in alimenti come il sale o il miele, e non si sa ancora nulla circa il loro impatto sulla salute umana.

In totale, si stima che ogni anno nell’UE finiscono nell’ambiente tra 75 000 e 300 000 tonnellate di microplastica. Una grande quantità di essa deriva dalla frammentazione di rifiuti di plastica più grandi, ma vi è anche una quantità significativa di microplastica che finisce nell’ambiente direttamente, il che rende più difficili il monitoraggio e la prevenzione.

Inoltre, l’aumento delle quote di mercato della plastica con proprietà biodegradabili crea nuove opportunità ma genera anche rischi. In assenza di una chiara etichettatura o marcatura per i consumatori e senza una raccolta e un trattamento dei rifiuti adeguati, potrebbe determinare un aumento della dispersione di materie plastiche e creare problemi per il riciclaggio meccanico. Dall’altro lato, la plastica biodegradabile può sicuramente essere utile per alcune applicazioni e l’innovazione in questo settore è accolta con favore.

Poiché le catene del valore della plastica hanno sempre più una dimensione transfrontaliera, i problemi e le opportunità connessi a questo materiale dovrebbero essere considerati alla luce degli sviluppi internazionali, compresa la recente decisione della Cina di limitare l’importazione di determinati tipi di rifiuti di plastica. Vi è crescente consapevolezza circa la natura globale di queste sfide, attestata da iniziative internazionali sui rifiuti marini, come il partenariato globale delle Nazioni Unite sui rifiuti marini e i piani d’azione presentati dal G7 e dal G20. Durante la conferenza internazionale “Our Ocean”, ospitata dall’UE nell’ottobre 2017, l’inquinamento da plastica è stato individuato come una delle principali pressioni sulla salute degli oceani. Nel dicembre 2017 l’Assemblea delle Nazioni Unite per l’ambiente ha adottato una risoluzione sui rifiuti marini e sulla microplastica.

Link utili

Fonti dirette:

ec.europa.eu

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